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Il Viminale conferma il diritto di soggiorno del coniuge dello stesso sesso

image ministero avalla la prassi di concedere la carta di soggiorno al coniuge dello stesso sesso. Il cittadino di un Paese non aderente all’Unione europea che si sia sposato con un cittadino europeo ha diritto di soggiornare in Italia.

Il Ministero dell’interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, con nota del 5 novembre 2012  dà risposta al quesito proposto dalle Questure di Firenze e di Pordenone in seguito a prassi già instaurata in diversi uffici (questure di Milano, Roma, Rimini, Treviso) avente ad oggetto le unioni fra presone dello stesso sesso ed il titolo di soggiorno ai sensi del d. lgs n. 30 del 2007. Il Ministero rileva come nonostante la carenza di una disciplina generale in materia di unioni omosessuali, la magistratura nell’esercizio della sua funzione sia chiamata a riempire il vuoto in questa materia, come già sottolineato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 138 del 2010. In diverse sentenze i giudici italiani hanno evidenziato come il coniuge dello stesso sesso sposato all’estero, pure in carenza di un riconoscimento dello status di coniuge per il nostro ordinamento, debba essere considerato familiare ai sensi del D. Lgs n. 30 del 2007. Il Ministero richiama in particolare il decreto del Tribunale di Reggio Emilia del 13 febbraio 2012 e la sentenza della Corte di Cassazione n. 1328 del 2011.