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Alcune considerazioni sulla decisione della Corte Suprema di pronunciarsi nuovamente sul matrimonio tra persone dello stesso sesso

us-constitution di Angioletta Sperti*

 La Corte Suprema degli Stati  Uniti – come già segnalato da Articolo29[1] – ha accettato di pronunciarsi in via definitiva sul diritto delle coppie omosessuali di contrarre matrimonio in tutto il territorio degli Stati Uniti e di ottenere il riconoscimento nel proprio Stato di residenza del matrimonio contratto in un altro Stato dell’Unione. La sentenza, attesa per la fine del mese di giugno 2015 – quale che sia il suo esito – sarà sicuramente la più rilevante pronuncia sul riconoscimento dei diritti civili degli ultimi decenni ed è dato presumere che essa eserciterà una notevole influenza anche al di fuori dei confini degli Stati Uniti.

Il writ of certiorari[2]  della Corte Suprema è stato accolto positivamente dai numerosi movimenti per i diritti delle coppie omosessuali che sperano nella conclusione della loro lunga battaglia per il riconoscimento del diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso in tutto il territorio degli Stati Uniti[3]. La stessa amministrazione Obama ha peraltro manifestato apprezzamento per la decisione della Corte Suprema ed ha dichiarato l’intenzione di depositare come amicus curiae una memoria a sostegno della tesi dell’incostituzionalità dei same-sex marriage bans e per il pieno riconoscimento del diritto delle coppie omosessuali di sposarsi[4].

La questione oggetto del giudizio

La Corte ha, in particolare, concesso il certiorari su quattro ricorsi proposti da coppie dello stesso sesso residenti in Kentucky, Michigan, Ohio e Tennessee contro la pronuncia della Corte di Appello del VI circuit che aveva riconosciuto la legittimità costituzionale dei cd. same-sex marriage bans in vigore in quegli Stati[5]. La Corte ha, in particolare, riunito i quattro ricorsi[6] e – circostanza questa del tutto inconsueta – ha peraltro riformulato e sintetizzato il loro petitum, sottolineando come il riesame sia concesso “limitatamente alle seguenti domande”: a) se il XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (in cui trovano espressione i principi dell’equal protection under the laws  e del due process of law)  imponga agli Stati di concedere licenze di matrimonio alle coppie dello stesso sesso; b) se lo stesso Emendamento imponga a ciascuno Stato di riconoscere il matrimonio “legalmente autorizzato e contratto” al di fuori dei propri confini[7].

Solo il ricorso relativo al Kentucky aveva, infatti, sollevato entrambe le questioni, mentre gli altri – relativi all’Ohio, al Tennessee e al Michigan riguardavano solo una delle due questioni su cui la Corte Suprema ha deciso di intervenire.

La precedente vicenda giurisprudenziale

Il writ of certiorari della Corte Suprema rappresenta l’epilogo di una lunga e complessa vicenda giurisprudenziale seguita alla decisione del caso United States v. Windsor[8] del 2013 avente ad oggetto il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

In quella pronuncia la Corte Suprema dichiarò l’illegittimità della § 3 del Defense of Marriage Act (DOMA), una legge voluta dall’amministrazione Clinton che, nel fornire la definizione di “matrimonio” valida ai fini del diritto federale, prendeva in considerazione la sola coppia eterosessuale. Tuttavia, la Corte Suprema ritenne estranea all’oggetto del giudizio la definizione del potere degli Stati di ammettere e riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso (§ 2 del DOMA), lasciando pertanto impregiudicati i numerosi emendamenti costituzionali e le leggi ordinarie adottati dagli Stati per vietare i matrimoni tra persone dello stesso sesso sul proprio territorio o impedire il riconoscimento di quelli celebrati in altri Stati dell’Unione.

Tuttavia, facendo leva su alcuni spunti offerti dalla pronuncia, dopo la sentenza Windsor, numerose coppie dello stesso sesso hanno proposto ricorsi sia di fronte a corti statali che federali, adducendo la illegittimità degli state bans. Le pronunce hanno pressoché unanimemente concluso per l’illegittimità costituzionale, portando a 35 il numero degli Stati in cui ad oggi è consentito alle coppie dello stesso di sposarsi[9]. In particolare, pronunce particolarmente significative nel senso dell’incostituzionalità sono state rese da 5 Corti federali di appello[10], mentre la sola Corte di Appello del VI Circuit ha confermato la legittimità costituzionale dei bans in vigore in Kentucky, Michigan, Ohio e Tennessee.

È, dunque, proprio questa diversità di vedute tra le corti federali di appello ad aver oggi indotto la Corte Suprema ad intervenire per fare definitiva chiarezza sulla posizione degli Stati riguardo al riconoscimento del diritto delle coppie omosessuali di contrarre matrimonio.

I possibili esiti della sentenza

La scelta della Corte Suprema di enunciare con chiarezza nel writ of certiorari il petitum, limitando l’oggetto della futura sentenza alla questione del rispetto, da parte degli Stati, del principio di eguaglianza e del due process of law, comporta l’esclusione di altri profili di legittimità costituzionale sollevati dalle parti (quali, ad esempio, la violazione del diritto di circolazione sul territorio dell’Unione che pure era stata sollevata da uno dei ricorsi). È possibile che profili diversi possano emergere nella discussione orale e nelle memorie depositate dalle parti, ma la Corte Suprema  potrebbe concentrare la propria decisione sul solo parametro invocato nel writ of certiorari.

Della scelta della Corte Suprema di formulare con chiarezza il petitum possono darsi diverse letture. Si può supporre che la Corte abbia voluto sottolineare la centralità delle due questioni di legittimità costituzionale che sono peraltro quelle più frequentemente accolte dalle molte decisioni statali e federali di illegittimità costituzionale  che, come sopra accennato, hanno nell’ultimo anno riguardato gli state bans.

Meno ottimisticamente, si può, invece, ritenere che la Corte Suprema abbia inteso sottolineare la propria intenzione di concentrarsi sulla posizione degli Stati  riguardo al diritto delle coppie omosessuali di contrarre matrimonio. In altri termini, la futura sentenza potrebbe evitare di affrontare la questione di legittimità costituzionale dalla prospettiva della violazione dei diritti degli omosessuali e delle coppie dello stesso sesso, tacendo quindi  – come in Windsor e in altri precedenti – ad esempio, sul profilo, di natura più generale, relativo al riconoscimento dell’orientamento sessuale come illegittimo fattore di discriminazione.

Quanto poi agli esiti del giudizio, ritengo improbabile alla luce dei più recenti sviluppi una pronuncia che confermi in toto la legittimità costituzionale degli state bans, sia sotto il profilo del diritto degli Stati di negare il matrimonio alle coppie dello stesso sesso che su quello di non riconoscere i matrimoni legittimamente contratti in altri Stati. L’order dell’ottobre 2014 con cui la Corte Suprema ha inizialmente scelto di negare una prima richiesta di certiorari sui ricorsi presentati da Indiana, Oklahoma, Utah, Virginia e Wisconsin[11],  è parsa infatti rivelare una propensione della maggioranza dei giudici della Corte Suprema all’accoglimento della tesi dell’incostituzionalità dei leggi statali che vietano la conclusione o il riconoscimento dei matrimoni same-sex.

Non è, invece, del tutto da escludere l’eventualità che la Corte Suprema possa accogliere solo una delle due questioni di legittimità costituzionale oggi enucleate, concludendo, in particolare, che gli Stati non possono negare il riconoscimento dei matrimoni validamente conclusi al di fuori dei propri confini, ma che essi non hanno il dovere di ammettere il matrimonio same-sex sul proprio territorio (essendo la materia tradizionalmente rimessa alla competenza legislativa statale).

In questo modo, la nuova pronuncia finirebbe per porsi in linea con il caso Windsor del 2013 che, infatti, affermò il riconoscimento sul piano del diritto federale dei matrimoni same-sex contratti negli Stati, pur lasciando impregiudicata la libertà degli Stati di disciplinare il diritto al matrimonio.

Nel complesso sono, tuttavia, portata a ritenere plausibile l’esito più favorevole alle coppie omosessuali della complessa vicenda giurisprudenziale: questo perché sebbene la regulation of domestic relations rientri tradizionalmente nelle competenze statali, in Windsor la Corte Suprema ricordò che il potere degli Stati di definire e regolare il matrimonio “è soggetto al rispetto delle garanzie costituzionali”[12]. Inoltre, così come il V emendamento della Costituzione statunitense impone al governo federale di “non degradare e svilire”una categoria di persone, così il XIV emendamento prevede per gli Stati il rispetto del principio di eguaglianza (equal protection guarantee)[13].

Vi sono, dunque, valide argomentazioni che la maggioranza della Corte Suprema potrebbe valorizzare ai fini di una futura dichiarazione di illegittimità costituzionale degli state bans. Inoltre, non va dimenticato come in passato, in Loving v. Virginia (1967), la Corte Suprema pose fine alle limitazioni al riconoscimento dei matrimoni interrazziali[14] senza porre in discussione l’autorità degli Stati di regolare il matrimonio e di negare il riconoscimento dei matrimoni celebrati in altri Stati se contrastanti con un’importante public policy[15]. La Corte Suprema rilevò, infatti, da un lato, il carattere meramente discriminatorio del divieto e, quindi, la sua contrarietà con il principio di eguaglianza e alla due process clause del XIV emendamento e, dall’altro, il valore di diritto fondamentale del diritto al matrimonio, a prescindere da qualsiasi caratteristica personale dei nubendi. Sono anche questi ultimi, validi argomenti che la maggioranza potrebbe spendere nella prossima pronuncia, “muovendo – come si augura l’amministrazione Obama – un altro passo decisivo per assicurare il diritto fondamentale di tutti gli americani all’eguaglianza, indipendentemente da chi sono, da dove vengono e da chi amano” [16].

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* Ricercatrice presso l’Università di Pisa dove insegna “Libertà costituzionali”

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[1] http://www.articolo29.it/2015/corte-suprema-degli-uniti-decidera-matrimonio-sesso/#more-9858.

[2] http://www.supremecourt.gov/orders/courtorders/011615zr_f2q3.pdf.

[3] Si v. a riguardo le dichiarazioni dei rappresentanti dei movimenti per i diritti delle coppie omosessuali riportate sul sito www.freedomtomarry.org.

[4]Si v. il comunicato stampa dell’Attorney General degli Stati Uniti,disponibile in http://www.justice.gov/opa/pr/attorney-general-holder-statement-supreme-court-decision-hear-same-sex-marriage-cases.

[5]  La sentenza della Corte di Appello del VI Circuit nel caso DeBoer v. Snyder è reperibile sul sito http://www.ca6.uscourts.gov/opinions.pdf/14a0275p-06.pdf

[6] Le petitions of certiorari sono, in particolare, Obergefell v. Hodges,  docket n. 14-556 relativa allo Stato dell’Ohio; Tanco v. Haslam, docket n. 14-562, relativa al Tennessee; DeBoer v. Snyder,  docket n. 14-471 riguardante lo Stato del Michigan; Bourke v. Beshear, docket n. 14-574 relativa al Kentucky. Essendo stati riuniti i giudizi, la sentenza della Corte Suprema che sarà resa nel mese di giugno dovrebbe, dunque, stando alla prassi consueta, prendere il nome dal primo ricorso, quindi Obergefell v. Hodges.

[7] Il ricorso relativo alla legge in vigore nel Kentucky (Bourke v. Beshear) aveva, infatti, sollevato entrambe le questioni, mentre gli altri  – relativi all’Ohio (Obergefell v. Hodges), al Tennessee (Tanco v. Haslam) e al Michigan (De Boer v. Snyder), riguardavano solo una delle due questioni che la Corte Suprema ha deciso di prendere in considerazione nel recente writ of certiorari.

[8] United States v. Windsor, 133 S. Ct. 2675 (2013).

[9] Per un’analisi della giurisprudenza, federale e statale, successiva al caso Windsor, si rinvia a Il matrimonio same-sex negli Stati Uniti ad un anno dalla sentenza Windsor. Una riflessione sugli sviluppi giurisprudenziali a livello statale e federale, in GenIUS, n. 2, 2014, pp. 143 ss.

[10] Si v. la sentenza della Corte di Appello del IV Circuit in Bostic v. Schaefer, 2014 U.S. App. LEXIS 14298, 28 luglio 2014, relativa all’emendamento costituzionale della Virginia che definiva il matrimonio come unione tra un uomo e una donna e vietava il riconoscimento dei matrimoni same-sex contratti in altri Stati; le sentenze della Corte di Appello del X Circuit in Kitchen v. Herbert, 2014 U.S. App. LEXIS 11935 del 25 giugno 2014, che ha dichiarato incostituzionale il same-sex marriage ban dello Stato dello Utahe in Smith v. Bishop, 2014 U.S. App. LEXIS 14298, 18 luglio 2014 che ha concluso per l’incostituzionalità del ban dello Stato dell’Oklahoma; le e sentenze della Corte di Appello federale del VII Circuit in Baskin v. Bogan e Wolf v. Walker relative rispettivamente a Wisconsin e Indiana; della Corte di Appello del IX Circuit in Latta v. Otter e Sevcik v. Sandoval relative rispettivamente al riconoscimento dei matrimoni same-sex in Idaho e Nevada.

[11]http://www.articolo29.it/2014/corte-suprema-implicitamente-via-libera-celebrazione-dei-matrimoni-same-sex-in-stringato-order-sapore-decisione-storica/

[12] Windsor, cit., p. 2691.

[13] Windsor, cit., p. 2675 (“The liberty protected by the Fifth Amendment’s Due Process Clause contains within it the prohibition against denying to any person the equal protection of the laws. [...] While the Fifth Amendment itself withdraws from Government the power to degrade or demean in the way this law does, the equal protection guarantee of the Fourteenth Amendment makes that Fifth Amendment right all the more specific and all the better understood and preserved”).

[14] Loving v. Virginia, 388 U.S. 1 (1967).

[15] In tal modo gli Stati si riservano il potere di non riconoscere, ad esempio, matrimoni di comodo, conclusi al solo scopo di eludere le disposizioni in tema di immigrazione, o matrimoni conclusi in Stati che dovessero consentire il matrimoni tra persone di età inferiore.

[16]Si v. il comunicato stampa dell’Attorney General degli Stati Uniti,disponibile in http://www.justice.gov/opa/pr/attorney-general-holder-statement-supreme-court-decision-hear-same-sex-marriage-cases.