Categoria: GenIUS

Libertà religiosa e divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale: alcune riflessioni a partire dalle pronunce sull’obiezione del pasticciere

Pubblichiamo la anticipazione dal prossimo numero del semestrale GenIUS, Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere www.geniusreview.eu

di  Angioletta Sperti*

Sul caso dell’obiezione di coscienza del pasticciere e, in particolare, sul bilanciamento tra libertà religiosa e di espressione e divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale, si sono recentemente pronunciate sia la Corte Suprema degli Stati Uniti (caso Masterpiece) che la Corte Suprema inglese (caso Lee). Lo scritto ripercorre le due pronunce dimostrando come, nonostante alcune differenze tra le vicende oggetto dei due giudizi, le istanze di obiezione di coscienza avanzate dai pasticcieri sollevino questioni di legittimità costituzionale sostanzialmente affini. Lo scritto esamina, dunque, le implicazioni delle conclusioni raggiunte delle due corti, anche al di là degli ordinamenti in cui esse sono state pronunciate, evidenziando le conseguenze che il riconoscimento di una religious exemption generalizzata e un uso strumentale della libertà di espressione potrebbero produrre sulla dignità delle persone e la garanzia del divieto di discriminazione.

Two recent rulings of the Supreme Court of the United States (Masterpiece) and Supreme Court of England and Wales (Lee) have addressed the conflict between freedoms of religion and expression and the principle of nondiscrimination on the ground of sexual orientation. The article examines the two cases in order to emphasize that, despite some differences between the facts, they rise the same basic constitutional questions. The article deeply analyses the conclusions the two Courts have reached, arguing that a general recognition of religious exemption and an instrumental use of freedom of expression can deeply affect the dignity of minorities and the guarantee of nondiscrimination.

*Professoressa Associata di Diritto Pubblico Comparato, Università degli Studi di Pisa
(contributo sottoposto a referaggio a doppio cieco, pubblicato online first, destinato a GenIUS 2019-1)

 

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When victims of domestic violence are migrants or minorities: women at intersection in Europe

Pubblichiamo la anticipazione dal prossimo numero del semestrale GenIUS, Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere www.geniusreview.eu

di Maryset Mango*

Essere donne e allo stesso tempo appartenere a un contesto culturale extra-europeo o a una minoranza culturale rende più vulnerabili le vittime di violenza domestica. Partendo dallo studio di Kimberlè Crenshaw sulle donne Afro-Americane vittime di abusi domestici, si dimostrerà come la prospettiva intersezionale applicata ai casi di donne migranti o appartenenti a minoranze culturali può demarginalizzarle dalla loro condizione e facilitarne l’accesso al diritto di denunciare i loro persecutori e di trovare protezione. In questo senso viene affrontata l’analisi del rischio incontrato da donne straniere vittime di violenza domestica, il cui permesso di soggiorno è legato a quello del marito o del convivente, di cadere nella trappola della cd. subordinazione intersezionale, dato dall’impatto simultaneo di una politica anti-immigrazionista e dalla violenza inferta dai partner. Da un altro punto di vista, il metodo intersezionale sarà applicato nella disamina della normativa e giurisprudenza sulla richiesta di protezione internazionale, evidenziando la violenza domestica come una forma di discriminazione di genere e allo stesso tempo rilevando come criteri di valutazione delle domande di asilo siano spesso improntati a standard “maschili” o “occidentalmente femminili”. L’ultima parte di questo articolo si sofferma sulla riluttanza riscontrabile in alcuni casi da parte delle autorità europee nel perseguire gli autori di violenza domestica quando la vittima è una donna straniera o appartiene a una minoranza culturale.

Being a woman and at the same time being from a non-European cultural context or belonging to a minority makes one more vulnerable to being a victim of domestic violence. Taking, as a reference, the study of KimberlèCrenshaw on female African American victims of domestic abuse, this research aims to demonstrate how the intersectional perspective applied to cases of female migrant or minority victims of domestic violence can de-marginalize their access to the right to report their persecutors and to find protection. In fact, one aspect of the issue dealt with in this research concerns the risk for female migrant victims of domestic violence whose permit of stay is linked to the one of their husband to fall into an intersectional subordination trap, created by the simultaneous impact of an anti-immigration policy and spouse abuses. From the perspective of an asylum seeker’sclaim, intersectionality is a useful approach to domestic violence instead of using gender discrimination moving from a “male-standard assessment”and a “western-woman standard assessment” of asylum claims. The last part of the article points out the reluctance of the European authorities to accept domestic violence reports when the victim is a migrant or minority woman.

*University of Milan, and Legal Protection Officer
Contributo sottoposto a referaggio a doppio cieco

 

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GenIUS va a vivere da sola!

GenIUS 2018/2
Giunta al quinto anno di vita, GenIUS – Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere si rinnova, con un nuovo sito e una nuova struttura organizzativa. Nella continuità degli obiettivi e della linea editoriale, la Rivista acquista così una più visibile autonomia rispetto ad Articolo29.it, che sin qui l’ha ospitata sul proprio sito. Le due realtà – Articolo29 e GenIUS – continueranno a procedere in parallelo, cercando di fornire alla comunità scientifica e agli operatori del diritto una lettura rigorosa, profonda e aggiornata delle questioni giuridiche legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere in Italia, in Europa e nel mondo. Nel dire il nostro “arrivederci”, pubblichiamo il primo editoriale della nuova Direzione di GenIUS, firmato dai Direttori Marco Gattuso, Pina Palmeri e Paolo Veronesi. Buon lavoro a tutte e tutti noi!

“Sono ormai trascorsi cinque anni dal primo numero di GenIUS e – va detto – quel che all’epoca pareva un’autentica “sfida” continua imperterrita a esserlo.
Non sono certo qui in discussione i risultati (legislativi e giurisprudenziali) raggiunti in questo scorcio iniziale del millennio: approdi che, in molti casi, cinque anni fa sembravano addirittura velleitari. Né si tratta d’intercettare quanto di vecchio e intollerante, sui temi studiati nella nostra Rivista, continua a essere sostenuto, rappresentato e persino “coccolato” da chi accoglie e ragiona in base a paradigmi sempre più scricchiolanti (e talvolta addirittura inaccettabili).

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Status filiationis e GPA, attuazione della legge n. 76/2016 e molto altro: online il Fasc. 2/2017 di GenIUS!

GenIUS 2017/02 - Ottobre 2017

Pubblicato il Fascicolo n. 2/2017 di GenIUS – Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Clicca per scaricare il PDF

La Rivista ospita, in questo numero, un interessante Focus, curato da Barbara Pezzini, di commento all’ordinanza con la quale la Corte d’Appello di Milano ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 263 del codice civile, nella parte in cui non consente al giudice, in sede di decisione sull’impugnazione da parte del PM del riconoscimento del figlio per difetto di veridicità (nella specie nato a seguito di gestazione per altri), di verificare se la conservazione dello status filiationis soddisfi l’interesse del minore, al di là della corrispondenza della filiazione stessa alla verità biologica. Non è stata invece sollevata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 6 della legge n. 40/2004 – recante il divieto di surrogazione di maternità – pure eccepita dalle parti. Nel caso di specie, in particolare, l’atto di nascita impugnato indicava, come madre legale, la madre intenzionale e non la donna che aveva partorito il minore in India, nel quadro di una fattispecie di gestazione per altri. Il Focus – introdotto da Barbara Pezzini – affronta, pertanto, sia il merito dell’ordinanza di rimessione – con i contributi di Gilda Ferrando, Ines Corti e Stefania Stefanelli (dal punto di vista civilistico) e Giuditta Brunelli (dal punto di vista costituzionalistico) – sia alcune considerazioni di carattere generale sulla ragionevolezza del divieto di surrogazione di maternità (oltre a Corti, Silvia Niccolai e Antonio Ruggeri).

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Dal DNA alla volontà: convegno a Bologna il 29 settembre

Le tecniche di procreazione assistita impongono nuovi criteri di determinazione della filiazione: dal paradigma del DNA alla regola della volontà come criterio guida per l’assunzione della responsabilità genitoriale.

La sentenza n. 162/2014 con cui la Corte Costituzionale ha ammesso la fecondazione eterologa ha modificato profondamente il quadro in materia di status di figlio, riconoscendo che i bambini nati con PMA sono figli della coppia che ha espresso il consenso alla tecnica e non dei loro ascendenti genetici. Da qui un profondo mutamento giuridico e culturale: mentre nella procreazione naturale si è figli dei genitori genetici (anche se il figlio non è stato voluto), nella procreazione artificiale non è genitore chi ha donato i gameti ma chi ha voluto il bambino.

Come cambia allora il quadro del nostro diritto civile? Cosa accade quando fa ricorso alla PMA una coppia dello stesso sesso? Come si atteggia la regola della volontà in caso di Gestazione per altri? Chi è madre per il nostro diritto civile: la donna che ha donato i gameti, la donna che ha portato il bimbo in grembo o la donna che lo ha voluto?

A Bologna il 29 settembre il Convegno annuale organizzato su iniziativa della Rivista GenIUS, semestrale di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, quest’anno insieme a Rete Lenford-Avvocatura per i diritti LGBTI, Osservatorio nazionale diritto famiglia e Fondazione forense Bologna, è dedicato allo status filiationis.

Dalle 14,30 nella Sala delle colonne in Tribunale, via Farini 1.

Con Marica Venuti, Stefania Stefanelli, Geremia Casaburi, Maria Acierno, Vincenzo Miri e Michele Sesta, modera Marco Gattuso. Intervengono per i saluti i presidenti del tribunale di Bologna Francesco Caruso e del tribunale per i minorenni di Bologna Giuseppe Spadaro, il presidente dell’Ordine degli avvocati Giovanni Berti e la presidente della sezione emilianoromagnola dell’Osservatorio diritto di famiglia Valera Mazzotta.

Convegno riconosciuto dall’Ordine degli Avvocati con cinque crediti formativi.

Il corso è gratuito, numero di posti limitati, è fortemente consigliata l’iscrizione all’indirizzo: fondazioneforensebo@libero.it

29 Settembre 2017 dalle 14.30 alle 19.00
Aula Primo Zecchi – Sala delle Colonne – Tribunale di Bologna
Via Farini, 1 – Bologna

Organizzato da:

GenIUS, Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere
Rete Lenford- Avvocatura per i diritti LGBTI
ONDIF – Sezione di Bologna
Fondazione forense bolognese

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GenIUS 2015/02: il Semestrale compie due anni con un numero ancora più ricco

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di Marco Gattuso

Esce oggi il numero 2015/02 di GenIUS, Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Il semestrale conclude così il suo secondo anno di vita e giunge al suo quarto numero.

Questo numero è forse ancora più ricco, anche in ragione del fatto che l’anno 2015 ha riservato numerosissime novità nelle materie trattate dalla Rivista.

Il semestrale dedica, innanzitutto, un intero Focus a quella che è stata definita “la sentenza più importante” ossia la decisione con cui la Corte Suprema americana ha dichiarato l’illegittimità del divieto di matrimonio fra persone dello stesso sesso, imponendo l’apertura del matrimonio in tutti gli Stati dell’Unione. La “sentenza più importante” nella storia dei diritti lgbti, innanzitutto, ma anche, più in generale, la più rilevante decisione degli ultimi decenni in materia di diritti civili, e forse la più dirompente. Il Focus, dal titolo Obergefell v. Hodges: il riconoscimento del diritto fondamentale al matrimonio è stato curato dalla prof. Angioletta Sperti, associata di diritto pubblico comparato presso l’Università di Pisa, con una sua introduzione che, insieme all’interessante analisi confezionata per GenIUS da Danaya C. Wright, Professor of law, e Simone Chriss,  JD Student,  della University of Florida, consente una dettagliata ricostruzione dell’intera vicenda giudiziaria, con una precisa analisi critica dell’evoluzione della giurisprudenza americana e la proposta di una attenta lettura della decisione. Il Focus prosegue con una disamina critica degli “infuocati dissensi delle minoranze della Corte”, opinioni dissenzienti spesso fondate su argomenti retorici ben rappresentati da Nicola Giovanni Cezzi, dottorando in Diritto Pubblico alla Sapienza, e con un ulteriore approfondimento di Renato Ibrido, assegnista di ricerca in Istituzioni di Diritto pubblico alla Luiss, sull’uso del cd. argomento sociologico nella giurisprudenza costituzionale in materia di orientamento sessuale, in una prospettiva sia di protezione ed estensione dei diritti delle persone omosessuali, sia nell’ambito di percorsi ermeneutico-argomentativi ostili.

Nell’anno in cui l’America vede riconosciuto che vietare a due persone di sposarsi è una manifesta violazione dei diritti fondamentali, in Italia, come noto, la questione della trascrizione dei matrimoni celebrati all’estero ha generato un aspro contenzioso. Il secondo Focus, curato (more…)

GenIUS 2015/01: la Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere

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di Marco Gattuso

Il semestrale GenIUS, Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, giunge col numero 2015/01 al suo secondo anno di vita, consolidandosi come punto di riferimento per l’approfondimento di temi giuridici su cui si registra negli anni un crescente interesse degli studiosi e degli operatori del diritto. Questo numero ospita complessivamente ben 21 contributi raccolti in quattro sezioni.

Il numero contiene, innanzitutto, due “Focus” interamente dedicati a due temi di grande attualità.

Il primo, intitolato Opportunità e limiti di un intervento penale in materia di omo-transfobia, torna sul progetto di legge attualmente pendente (..ed arenato?) in Senato dopo la burrascosa approvazione alla Camera nel corso del 2013. L’attenzione pubblica é oggi forse concentrata maggiormente su altri temi (unioni civili, genitorialitá..), eppure una pausa di riflessione e di approfondimento é tutto sommato utile perché si torni a riaprire una discussione più informata su una legge che assicuri adeguate tutele secondo gli standard europei. Il tema dell’opportunità o meno di un intervento penale in questo campo, fra necessità di protezione dei soggetti deboli, repressione dei crimini d’odio, lotta all’omotransfobia, delimitazione dell’area dell’illecito penale, libertà di manifestazione del pensiero, é approfondito, con punti di vista diversi, da Andrea Pugiotto, ordinario di diritto costituzionale a Ferrara; Marco Pelissero, ordinario di diritto penale a Genova; Luca Imarisio, associato di diritto costituzionale a Torino; Luciana Goisis, ricercatrice in diritto penale a Sassari e docente di criminologia e diritto penale; Mia Caielli, ricercatrice di diritto pubblico comparato a Torino e Luca Morassutto, avvocato a Ferrara.

Il secondo “Focus” riguarda, invece, un tema che GenIUS ha seguito con particolare attenzione sin dal suo esordio, avendovi dedicato integralmente il suo primo numero (2014/01, una sorta di “numero zero”). Si tratta della questione del cd. “divorzio imposto”: come noto nel 2013 la Corte di cassazione ebbe ad interrogare la Corte costituzionale in ordine alla legittimità della norma che imponeva lo scioglimento automatico del matrimonio in caso di rettificazione anagrafica di sesso di uno dei coniugi ed all’ordinanza di remissione ed alle delicate questioni poste dedicammo come detto il primo numero. Oggi la Rivista torna sull’esito di quella vicenda, con un “Focus” significativamente titolato Quando scricchiola un paradigma. La Cassazione decide il caso Bernaroli. Abbiamo chiesto ad alcuni insigni costituzionalisti di rispondere ad alcune domande formulate per la Rivista da Paolo Veronesi, associato di diritto costituzionale a Ferrara, sulla interpretazione delle decisioni della Consulta e della Cassazione, in particolare sulla natura e gli effetti delle sentenze additive di principio e sui limiti della loro interpretazione e applicazione da parte del giudice a quo. Ne é venuto un dibattito di elevato interesse scientifico fra i costituzionalisti Gian Paolo Dolso, Gianpaolo Parodi, Roberto Romboli e Antonio Ruggeri, introdotto da Barbara Pezzini. Una discussione davvero avvincente anche sotto il profilo della verifica delle argomentazioni svolte a seconda dei diversi, a volte diametralmente opposti, punti di vista.

La Rivista ospita, quindi, sei contributi nella sezione “Interventi”. In apertura, é davvero di grandissimo interesse il contributo del prof. Kees Waadelejk, che insegna diritto comparato dell’orientamento sessuale presso l’università di Leiden, sul ruolo giocato dalla nozione di “right to relate”, o diritto di relazionarsi, considerato come il filo conduttore che lega tutte le questioni relative al diritto dell’orientamento sessuale, dalla depenalizzazione ai giorni nostri. Marcella Distefano (associato di diritto internazionale a Messina) presenta una analisi, particolarmente approfondita, dell’approccio, ancora assai embrionale, della nostra giurisprudenza civile alla Gestazione per altri (GPA o maternità surrogata) indagando il significato attribuito in concreto all’interesse superiore del minore. Anna Lorenzetti (assegnista di ricerca in diritto costituzionale a Bergamo) affronta un tema di grande attualità: la esecuzione di un intervento chirurgico volto alla sterilizzazione della persona, imposta da un orientamento della giurisprudenza italiana sinora dominante (ma assai contrastato) quale presupposto per ottenere la rettificazione anagrafica di sesso; l’approfondita analisi offerta appare particolarmente opportuna, posto che tanto la Corte di cassazione quanto la Corte costituzionale sono chiamate a pronunciarsi sul punto nel corso del 2015. Elena Falletti (ricercatore in diritto privato comparato alla Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza) e Roberta Dameno (ricercatore in sociologia del diritto a Milano-Bicocca) affrontano quindi due temi ancora piuttosto nuovi per il dibattito giuridico italiano, con la manifesta intenzione di fornire al lettore non un quadro definitivo, ma elementi per una riflessione muovendo entrambe da una prospettiva non esclusivamente giuridica, ma anche medica e/o sociologica: la questione del transessualismo nei bambini e negli adolescenti e la questione della transgenitorialitá. Infine, grazie a Michele Saporiti (assegnista di ricerca in Filosofia del diritto a Milano-Bicocca) la Rivista affronta un altro tema di grande interesse, ossia la questione dell’obiezione di coscienza sollevata da alcuni sindaci francesi all’indomani dell’entrata in vigore della legge sul cd. “matrimonio per tutti” e risolta dalla Corte costituzionale con la negazione di un diritto del pubblico funzionario a non celebrare matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Seguono, nella sezione “Commenti”, quattro note a decisioni che hanno suscitato grande interesse (ed anche un certo clamore mediatico). Laura Tomasi (giudice del lavoro e dottore di ricerca in diritto internazionale e dell’Unione europea) commenta la recente prima applicazione in Italia della disciplina antidiscriminatoria in materia di orientamento sessuale, che ha interessato un notissimo avvocato che aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe mai assunto collaboratori omosessuali, analizzando anche le ragioni dell’incredibile ritardo del nostro Paese in questo campo. Angioletta Sperti (associato di diritto pubblico comparato a Pisa) affronta la decisione con la quale il Tribunale per i minorenni di Roma ha disposto, per la prima volta in Italia, l’adozione (in casi particolari) di una minore alla comadre, evidenziandone in particolare la conformità ai principi costituzionali di protezione del superiore interesse del minore e di eguaglianza ed estendendo l’analisi ad analoghe decisioni di corti estere. Matteo Winkler (Assistant Professor presso la HEC Paris e dottore di ricerca in diritto internazionale dell’economia, Università Bocconi) commenta la sentenza con la quale la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per le decisioni assunte in un particolare caso di Gestazione per altri, ove nessuno dei due genitori intenzionali risultava genitore biologico del minore e per il quale i nostri giudici avevano decretato lo stato di adottabilitá. Chiude la sezione Ester di Napoli (dottore di ricerca in diritto internazionale a Padova) con una interessante ed approfondita analisi della decisione della Corte d’appello di Torino che, anche in questo caso per la prima volta in Italia, ha ammesso la trascrizione di un certificato di nascita spagnolo con due mamme, riconoscendo così copertura giuridica ad una ipotesi di omogenitorialitá non per successiva adozione del figlio del partner (come nel caso romano), ma ab origine.

In fondo al Semestrale, alcune recenti decisioni e documenti sono raccolti nelle sezioni “Osservatorio”, curate da Carmelo Danisi. Si tratta, come sempre, di una selezione, mentre una ben più ampia rassegna di (tutte!) le decisioni italiane e di moltissime decisioni straniere e delle corti internazionali sono rinvenibili sul sito Articolo29, www.articolo29.it, che ospita la Rivista e da cui la stessa é interamente scaricabile gratuitamente.