Nasce GenIUS, la rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere

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Nasce oggi la prima Rivista italiana di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Diretta da Marco Balboni, Marco Gattuso e Barbara Pezzini e con la direzione scientifica di Daniel Borillo, Gilda Ferrando, Stefano Rodotà e Robert Wintemute, la Rivista semestrale ambisce ad essere punto di riferimento nella ricerca giuridica sui temi dell’evoluzione del diritto di famiglia, delle questioni di diritto costituzionale, civile, penale, di diritto internazionale pubblico e privato, antidiscriminatorio, del lavoro e dell’Unione europea in materia di orientamento sessuale ed identità di genere, con occhio attento ai mutamenti in corso nel panorama nazionale ed internazionale.
Il suo primo numero é dedicato alla questione del cd. “divorzio imposto” attualmente pendente avanti alla Corte costituzionale.

GenIUS é integralmente scaricabile gratuitamente.

di Barbara Pezzini*

L’esperienza quotidiana, in Italia come nel panorama internazionale e sovranazionale, ci mostra il moltiplicarsi di casi che -sul piano degli istituti del diritto di famiglia, come su quello della tutela penale, del diritto del lavoro o ancora delle tutele sociali- sfidano il paradigma eterosessuale del diritto e la costruzione rigidamente dicotomica del dualismo sessuale, imponendo il ripensamento dei nessi che il diritto costruisce tra l’orientamento sessuale e l’identità di genere, da un lato, ed i propri istituti, dall’altro. La distanza e la radicalizzazione delle posizioni nel dibattito, e le connesse difficoltà del dialogo che emergono anche tra i giuristi, dipendono specificamente dal carattere paradigmatico dell’eterosessualità e del dualismo, che delimita un orizzonte di senso inamovibile.

Nel paradigma si è cristallizzata una visione globale (e globalmente condivisa) del mondo, e più specificatamente, del mondo in cui opera e su cui indaga la comunità di studiosi di una determinata disciplina; il paradigma costituisce il campo di indagine e delimita la logica e la prassi della ricerca (che si svolge entro i confini della logica paradigmatica stessa, cui àncora tanto il suo oggetto di studio, quanto la tecnica per affrontarlo); il paradigma è più forte di una presupposizione (che, dando un fondamento tradizionale, originalistico o naturale alla connessione tra gli istituti giuridici e l’eterosessualità e il dualismo, si limita ad eludere la necessità di fornirne una vera dimostrazione). Proprio per questa sua funzione, ogni messa in discussione del paradigma comporta la ridefinizione del campo di indagine, della metodologia e dei concetti fondamentali impiegati nella ricerca.

La rottura -o almeno l’incrinatura- del paradigma eterosessuale e del dualismo si riflettono oggi sulle categorie ed i concetti utilizzati dall’interpretazione giuridica, che subiscono la sfida di un indispensabile aggiornamento: diventa, infatti, necessario esplicitare le argomentazioni e le giustificazioni che sorreggono quelle “regole” (ad esempio, la configurazione giuridica dell’istituto matrimoniale riservata alle coppie di persone dello stesso sesso; ovvero la corrispondenza tra nome e sesso anagrafico) che si erano, sin qui, considerate un postulato.

Ma, proprio perché di un paradigma si tratta, non ci si può aspettare che l’elaborazione critica dell’apparato concettuale necessario al suo superamento proceda linearmente. La costruzione dei concetti meglio in grado di esprimere il nuovo avanza faticosamente, nel contesto di un difficile dialogo tra chi si trova sui due fronti opposti del mutamento paradigmatico e si trova ad osservare un transito, qualcosa che potrebbe diventare il punto di rottura decisivo, ma ancora non è. La messa in discussione del paradigma si presenta come manifestazione di una domanda di tutela da parte dei soggetti coinvolti, che, in quanto “nuovi” al diritto, inevitabilmente sollecitano ad usare gli strumenti della riflessione critica per indirizzare i formanti giuridici in una direzione altrettanto nuova: elaborando nella dottrina le costruzioni e le categorizzazioni coerenti; chiedendo al legislatore gli adeguamenti normativi necessari; proponendo alla giurisprudenza le opzioni interpretative ed applicative necessarie. Mentre chi si colloca oltre il paradigma riconosce un nuovo significato, nuove parole per esprimerlo, una ricomposizione degli effetti, compiendo una riorganizzazione cognitiva degli strumenti disciplinari che gli sono propri (e, nel nostro caso, dei formanti giuridici), a chi rimane nell’atmosfera culturale del paradigma precedente le idee innovative possono apparire inaccettabili forzature, effetti paradossali.

L’attualità di GenIUS risiede nel proporsi come sede di questo appassionante confronto e la linea di riflessione ed il terreno di confronto che la rivista assume come prospettiva, e sulla quale intende apertamente misurarsi, sono rappresentati dall’orizzonte dell’uguaglianza, che assicura a tutti gli esseri umani pari dignità sociale senza differenze di sesso e di condizioni personali.

* Professore Ordinario di Diritto costituzionale e di Analisi di genere e diritto antidiscriminatorio presso l’Università di Bergamo