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Libertà di coscienza, libertà di impresa e divieto di discriminazione nel recente “caso della torta nuziale”

47409158.cachedHa suscitato un certo dibattto, in America, la sentenza di condanna di un pasticciere che aveva rifiutato di cucinare la torta nuziale per una coppia lesbica. La Corte dell’Oregon esamina a fondo il confine tra la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di esprimere il proprio credo religioso ed il divieto di discriminazione, escludendo che il mancato confezionamento di un dolce nuziale concreti una libera espressione del proprio pensiero ed osservando che la questione «attiene, piuttosto, al rifiuto dei proprietari della pasticceria di servire un cliente per il suo orientamento sessuale», il che configura, oggettivamente, una discriminazione vietata dalla Legge. L’Autrice ne trae qualche indicazione anche per l’asfittico dibattito italiano: viene da chiedersi, difatti, se il giustificare singoli atti (o provvedimenti normativi) in nome dell’esercizio della libertà di opinione e di religione non rappresenti oggi piuttosto un escamotage per offrire loro copertura costituzionale senza entrare nel merito dei loro contenuti e delle loro implicazioni.

di Angioletta Sperti*

Una corte dell’Oregon (USA) ha recentemente condannato al pagamento di $ 135.000 a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale i proprietari di una pasticceria che si erano rifiutati di confezionare una torta nuziale ad una coppia lesbica. La sentenza -Bureau of Labor and Industries of the State of Oregon, decisione del 2 luglio 2015 [1]- ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica americana e merita alcune considerazioni poiché solleva interessanti questioni in merito al conflitto tra la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà religiosa e la libertà di iniziativa economica privata ed il principio di eguaglianza.

I fatti ed i motivi della decisione.

Nel gennaio del 2013 due donne, Laurel Bowman and Rachel Cryer, decidono di unirsi in matrimonio e quest’ultima si reca presso una pasticceria – la Sweet Cakes by Melissa – per richiedere il confezionamento di una torta nuziale. Il proprietario le chiede i nomi degli sposi da scrivere sulla torta e quando apprende che si tratta di due spose, afferma di non poter accettare la richiesta perché il matrimonio tra persone dello stesso sesso è contrario ai propri precetti religiosi.

Profondamente rammaricate per l’accaduto e preoccupate per il dispiacere che la vicenda ha suscitato anche ai propri bambini, le due donne decidono di presentare un consumer complaint presso l’Oregon Department of Justice. L’amministrazione tenta una conciliazione tra le parti, tuttavia i proprietari della pasticceria rifiutano ogni forma di accordo ribadendo la propria contrarietà ad essere in qualche modo coinvolti nella celebrazione di un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Inoltre, decidono di rendere la vicenda di dominio pubblico ed espongono in più occasioni la propria posizione sia attraverso i social media che in televisione.

In conseguenza della divulgazione della vicenda, Lauren e Rachel divengono anche vittime di attacchi discriminatori da parte di movimenti e di gruppi politici conservatori contrari al gay marriage. Al momento dei fatti, il matrimonio same-sex non era ancora stato introdotto nello Stato dell’Oregon e quindi la vicenda finisce per inserirsi nell’acceso dibattito sul gay marriage in corso nell’opinione pubblica. In seguito, probabilmente a seguito di pressioni suscitate dalla vicenda, la pasticceria decide di trasferire online la propria attività di vendita e pubblica sul sito un annuncio in cui ribadisce con forza la propria posizione: “La guerra non è finita. Noi continueremo a resistere. … La vostra libertà religiosa non è più tale. È ridicolo che noi non possiamo praticare la nostra fede religiosa”.

Fallito il tentativo di conciliazione, le due donne presentano allora ricorso presso un’agenzia statale, l’Oregon Bureau of Labor and Industry, adducendo che le dichiarazioni dei proprietari della pasticceria espresse attraverso i media e, soprattutto, sul sito web esprimono l’intenzione di negare un servizio alle coppie dello stesso sesso in violazione di una legge dello stato dell’Oregon che vieta agli esercizi commerciali di “pubblicare, circolare, emettere ed esporre ogni avviso, comunicazione o informazione pubblicitaria con l’effetto di negare … un servizio … a una persona in ragione del suo orientamento sessuale”. I resistenti si difendono adducendo che le dichiarazioni non costituiscono alcuna concreta intenzione di diniego di servizio, ma esprimono solo la propria personale opinione e la propria convinzione religiosa in relazione alle vicende accadute.

La Corte accoglie il ricorso della coppia, mentre respinge gli argomenti relativi alla libertà di manifestazione del pensiero ed alla libertà religiosa ai sensi del I emendamento della Costituzione federale e dell’art. 1 della Costituzione dello Stato dell’Oregon. Secondo la Corte, in particolare, il rifiuto di confezionare un dolce per un matrimonio tra persone dello stesso sesso, rappresenta, infatti, un’illegittima discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale e condanna i proprietari della pasticceria al pagamento di $ 135.000 a titolo di risarcimento del danno a favore delle due donne per l’emotional, mental and phisical distress causato loro dalla vicenda. Inoltre, la sentenza ordina alla pasticceria di “cessare e desistere” dal discriminare nell’esercizio della sua attività e di smettere di promuovere la sua politica discriminatoria.

 Un caso di conflitto tra libertà di manifestazione del pensiero (e libertà religiosa) con il divieto di discriminazione?

 La questione oggetto del giudizio implica, in primo luogo, l’individuazione del confine tra la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di esprimere il proprio credo religioso ed il divieto di discriminazione.

I resistenti adducevano il diritto di esprimere la propria contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso anche attraverso un “messaggio simbolico” quale il rifiuto di confezionare una torta nuziale. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha, infatti, riconosciuto, in base ad una consolidata giurisprudenza, che anche non verbal actions possono essere tutelate in base al I emendamento della Costituzione federale e che limitazioni delle condotte espressive sono incostituzionali se dirette esclusivamente a limitare la libertà di espressione[2] .

La Corte dell’Oregon respinge questa interpretazione e conclude che il confezionamento di una torta non rappresenta affatto un messaggio simbolico: “L’atto di realizzare e di vendere una dolce nuziale a tutti i clienti senza fare alcuna discriminazione – scrive – non trasmette alcun messaggio a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso che possa essere inteso come tale da coloro che lo vedono. Se il pubblico desume che il confezionamento di un dolce nuziale intenda celebrare il matrimonio same-sex, è più probabile quel messaggio sia attributo al cliente che non al pasticcere”.

Il caso di specie non riguarda, dunque, l’esercizio della libertà di manifestare un pensiero o di professare un credo religioso: “Questo caso – scrivono i giudici nella sentenza – non riguarda né il dolce nuziale, né il matrimonio. Esso attiene piuttosto al rifiuto dei proprietari della pasticceria di servire un cliente per il suo orientamento sessuale. Ciò rappresenta un’illegittima discriminazione in base alla legge dello Stato dell’Oregon”.

Secondo la Corte dell’Oregon la questione deve piuttosto essere inquadrata come un esempio di esercizio della libertà di iniziativa economica privata in contrasto con il principio di non discriminazione: “La libertà di impresa riconosce la grande opportunità per chiunque abbia un’idea di intraprendere un’attività economica e di perseguire il successo. Si tratta di un principio aperto a tutti, ma per competere in modo corretto le imprese devono rispettare le leggi senza discriminazioni. Un’attività economica che violi la legge limita il libero mercato sia nei confronti delle altre imprese che dei clienti”. Di conseguenza, “negare un servizio ad alcuni clienti equivale a porre un’illegittima distinzione di alcune persone rispetto alle altre in base all’orientamento sessuale. Ciò è contrario non solo alla legge dell’Oregon, ma anche agli standards in base ai quali le persone in una società libera dovrebbero scegliere di trattarsi l’un l’altra”.

Quello che pertanto la legge impone ai commercianti è di vietare di divulgare messaggi informativi o pubblicitari che dichiarino l’intento di voler rifiutare un servizio in ragione dell’intenzione del cliente di unirsi in matrimonio con una persona del suo stesso sesso e di vietare un messaggio che implicitamente faccia intendere alle coppie omosessuali di non essere le benvenute nel negozio. Leggi che vietano comunicazioni di analogo tenore (ad esempio riguardanti la razza, la religione, il sesso) sono infatti considerate dalla Corte Suprema conformi alla Costituzione, poiché esse non sono meramente espressive di un messaggio, ma manifestano la minaccia o l’intento di una condotta discriminatoria.

La Corte conclude dunque che quando i proprietari della pasticceria negarono alle due spose un dolce nuziale “il loro atto era più del semplice diniego di un prodotto. Era piuttosto il negare loro il diritto di partecipare [alla vita sociale] in condizioni di eguaglianza. … La condotta dei resistenti è una chiara e diretta dichiarazione che Laurel e Rachel mancano di una identità degna di essere riconosciuta”. “La negazione di tali libertà fondamentali di cui tutti hanno diritto svilisce la condizione dell’individuo e quindi l’umanità di tutti noi”.

Ciò non implica – come sostengono i resistenti – che la libertà di espressione e, soprattutto, la libertà di esprimere un credo religioso dei proprietari del negozio debbano essere del tutto compressi nel bilanciamento con il divieto di discriminazione. La Corte dell’Oregon afferma infatti che i pasticceri sono pur sempre liberi di diffondere sul proprio sito o nel proprio negozio un messaggio in cui chiariscono che l’adempimento del proprio dovere di servire i clienti non implica né approvazione, né sostegno a favore del matrimonio same-sex. Inoltre, l’esito del giudizio sarebbe probabilmente stato diverso se le spose avessero richiesto una particolare iscrizione sul dolce – in particolare, ad esempio, un messaggio celebrativo del matrimoni same-sex - ma nel caso di specie la coppia non aveva fatto alcuna richiesta al pasticcere né in merito alla forma del dolce, né riguardo ad eventuali iscrizioni su di esso.

Alcune osservazioni conclusive.

L’interpretazione dell’oggetto della questione come non inquadrabile nell’esercizio della libertà di espressione e di religione da parte della Corte dell’Oregon consente dunque di riflettere sulla pertinenza delle frequenti invocazioni al diritto all’obiezione di coscienza che spesso ricorrono nel dibattito sui diritti delle coppie omosessuali. In Europa, in senso contrario al riconoscimento dell’obiezione di coscienza si sono espressi in passato anche il Conseil constitutionnel francese[3], il Tribunale Costituzionale spagnolo[4], nonché la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Eweida c. Regno Unito[5]. Questi casi, tuttavia, hanno riguardato soprattutto i funzionari pubblici incaricati di celebrare il matrimonio tra persone dello stesso sesso o di procedere alla registrazione, mentre il caso in esame concerne l’esercizio di un’attività commerciale privata e quindi il godimento della libertà di espressione e di religione del singolo cittadino nei cui confronti non possono essere spesi argomenti – come quelli usati dal Conseil constitutionnel – circa la natura dell’attività svolta e la relativa assenza di discrezionalità.

Alcune affinità possono invece essere ravvisate tra il caso in esame e la sentenza Bull v. Hall della Corte Suprema del Regno Unito[6] la quale concluse che il rifiuto da parte dei proprietari di un bed and breakfast di far occupare una camera matrimoniale ad una coppia dello stesso sesso unita in una civil partnership rappresentasse una discriminazione diretta in violazione dell’Equality (Sexual Orientation) Regulations Act del 2007. Anche in quella pronuncia la Corte Suprema inglese tentò un bilanciamento tra la libertà di iniziativa economica privata, libertà religiosa e divieto di discriminazione osservando come l’esclusione della coppia rappresentasse un’illegittima forma di discriminazione e come nella sentenza in commento osservò che i proprietari avrebbero potuto manifestare il proprio credo religioso attraverso simboli e oggetti posti nel proprio hotel o attraverso una policy di collaborazione con le parrocchie locali[7].

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il caso in esame è inoltre di particolare interesse perché i molti tentativi di contenere gli effetti della recentissima sentenza della Corte Suprema nel caso Obergefell v. Hodges – che com’è noto ha riconosciuto il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso in tutti gli Stati – sono stati compiuti in nome della libertà religiosa ed attraverso l’invocazione di un diritto all’obiezione di coscienza.

Alla luce delle argomentazioni svolte nella pronuncia viene, quindi, da chiedersi se il giustificare singoli atti (o provvedimenti normativi) in nome dell’esercizio della libertà di opinione e di religione non rappresenti oggi piuttosto un escamotage per offrire loro copertura costituzionale senza entrare nel merito dei loro contenuti e delle loro implicazioni. La libertà di coscienza consente inoltre di evitare difficili giustificazioni di talune scelte alla luce del principio di eguaglianza e del divieto di discriminazione. Soprattutto laddove – come nello Stato dell’Oregon – il legislatore abbia affermato che l’orientamento sessuale costituisce un illegittimo fattore di discriminazione, il diritto all’esercizio della libertà di coscienza rappresenta probabilmente l’unica via per difendere posizioni contrarie al riconoscimento della piena parità dei diritti per gli omosessuali. Ed allora gli argomenti con cui la Corte dell’Oregon nega il carattere espressivo dell’attività senza però, come si è detto, comprimere totalmente la libertà di coscienza del cittadino nello svolgimento di un servizio al pubblico, potrebbero offrire uno spunto per un bilanciamento tra i diritti in gioco nei casi giurisprudenziali che, viene da pensare, emergeranno numerosi in futuro.

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 * Associata di Diritto Pubblico Comparato nell’Università di Pisa.

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[1] Il testo della pronuncia è reperibile in Articolo 29  alla pagina: Diritto straniero/ lavoro e discriminazione 

[2] Cfr. Texas v. Johnson, 491 US 397 (1989).

[3] Conseil constitutionnel, decisione n. 213.353 del 18 ottobre 2013, in Articolo 29 (http://www.articolo29.it/diritto-comparato/corte-costituzionale-francesce-decisione-n-2013-353-qpc-del-18-ottobre-2013/). A commento della pronuncia, si v. le interessanti riflessioni di A.M. Lecis Cocco-Ortu, L’obiezione di coscienza al matrimonio same-sex: un’opzione ammissibile? Riflessioni a partire dalla pronuncia del Conseil constitutionnel, in www.forumcostituzionale.it. Sull’esperienza francese si v anche il contributo di M. Saporiti, Mariage pour tous e obiezione di coscienza in Francia, in Articolo29 (http://www.articolo29.it/2014/mariage-pour-tous-obiezione-coscienza-in-francia/).

[4] Tribunale supremo, sentenza n. 3059/2009 dell’11 maggio 2009.

[5] Eweida and others v. United Kingdom, nn. 48420/10, 59842/10, 51671/10, 36516/10, 15 gennaio 2013, in Articolo29 (http://www.articolo29.it/decisioni/corte-europea-dei-diritti-umani-eweida-e-altri-c-regno-unito-decisione-del-15-gennaio-2013/)

[6] La sentenza è reperibile su Articolo29 (all’indirizzo http://www.articolo29.it/tag/denise-amram/) con commento di D. Anram, “Camera matrimoniale solo per coppie etero sposate”: il caso Bull v. Hall deciso dalla U.K. Supreme Court.

[7] Cfr. § 36 e 39 della sentenza Bull v. Hall.